GRUPPI MASCHERATI

Gruppi mascherati in Concorso per il Carnevale 2019

 

PETER PAN E L’ISOLA CHE NON C’È

Associazione “Amici del Carnevale Lizzanello”

In questo periodo spesso assistiamo all’indifferenza di tutti i governanti europei, che lasciano per giorni tanti migranti vicini alle nostre coste. Navi cariche di esseri umani, tra cui tanti bambini. Sui giornali tanta satira viene fatta sui nostri governanti: Di Maio (Capitan Uncino) e Salvini (Spugna) che si beccano continuamente. Ma c’è poco da scherzare quando si parla di bambini, quando si parla della loro libertà.

I bambini devono essere liberi. Di giocare, di studiare, di sognare, di essere bambini. Allora Peter Pan corre a salvarli, con l’aiuto di Trilly ritrova il coraggio di sognare un mondo libero e aperto a tutti. Quell’Isola che non c’è.

Inizia la battaglia finale, durante la quale Capitan Uncino e i suoi pirati vengono sconfitti. L’Isola è restituita ai Bambini Sperduti. Anche loro adesso hanno una casa.

 

LiberaMente

Associazione “Il Coriandolo”

I simboli aiutano a orientarci, a capire chi abbiamo di fronte, la sua nazionalità, il suo orientamento religioso o politico e, perché no, il suo mestiere. Ma, in realtà, questi simboli sono dei nostri strumenti o, al contrario, ci governano a nostra insaputa? Siamo padroni o schiavi dei simboli?

Chi partecipa al Carnevale, attraverso la maschera rinuncia all’identificazione con i propri gruppi di appartenenza – o li deforma attraverso l’esagerazione e la satira – e al contempo scopre di essere al di là di ciò con cui si identificava. E il gruppo mascherato vuole uscire dagli schemi, svincolarsi dal gioco dei ruoli. Ecco allora che entra in scena una grande testa inespressiva dalla quale fuoriescono simboli di ogni genere, ai quali si può rinunciare. Almeno a Carnevale, giorni in cui siamo liberi. Liberi di volare con i nostri vestiti colorati, di spezzare le catene che imprigionano il nostro pensiero, di guardare oltre.

 

LIBERI E FELICI COME LE FARFALLE

Associazione “La Zizzania”

“Si può prendere la felicità per la coda come un passero” scriveva il poeta Leonardo Sinisgalli. Ebbene, provateci, e vedrete se mai ci riuscirete.

Afferrare una farfalla è un’impresa ben ardua. Così è con la felicità: la si rincorre freneticamente, ci si apposta per sorprenderla, ci si organizza per ottenerla e lei ci sfugge, anche quando ci sembrava di averla acchiappata. Eppure non è impossibile, se si segue la strada della quiete serena. Quando si è in pace con la propria coscienza, impegnati nelle piccole cose quotidiane, affidati agli affetti semplici e sinceri, ecco che la farfalla della felicità si posa su di noi. È una presenza lieve, ad ogni sussulto può svanire nell’aria.

La felicità è un dono, una grazia che ti irradia il cuore e la vita. Ha bisogno di semplicità e purezza interiore, come le farfalle che sono magiche e rappresentano la rinascita spirituale, la trasformazione, la creatività, la gioia, il cambiamento è l’abilità di sperimentare le meraviglie della vita. Rintanandoci nel nostro “tempio interiore”, circondandoci di bozzoli di preghiera, meditazione, libri e percorsi spirituali siamo pronti, in un certo momento della nostra vita, a emergere e rinascere, risvegliarci con una nuova consapevolezza, pronti a volare.

Le farfalle non vivono a lungo e con la loro, seppure breve ma meravigliosa esistenza, ci insegnano che la vita è breve e ci ricordano di godere e di vivere felici, nel qui e nell’ora.

 

CROMOSOMA

Associazione “Ball Rer i Cant”

Vorrei essere libero, libero come un uomo.

Vorrei essere libera, libera come una donna.

Vorrei essere libero di essere una donna. Vorrei essere libera di essere un uomo.
Non si tratta di indumenti, non si tratta di apparire. Non si tratta di imbellettarsi come una gran signora o vestirsi a lustro indossando uno smoking.  Mi piacerebbe esser libero/a , anche solo per un giorno,  di poter essere chi voglio.

Libertà è “la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di sperimentare”. Oggi ho scelto di essere libero di scambiare il mio ruolo con quello di mia moglie, amica, madre con quello di mio marito, amico, padre. Forse capirei che mia moglie, che non ha un lavoro oltre quello di prendersi cura della casa e dei nostri figli, in fondo un lavoro ce l’ha! E il più delle volte non glielo riconosco neanche. Forse capirei che mio marito, che ogni mattina esce di casa presto e torna tardi a sera, non è felice di esser talmente stanco da non riuscire a dedicarci il tempo che vorremmo. Lui lo fa per noi.  Forse capirei che esser donna non significa indossare una gonna più corta del solito e dare il diritto ad un uomo di approfittare di me. Forse capirei che esser uomo non significa NON avere paura. Ma anzi, aver paura anche di non essere in grado di proteggere coloro che amo in ogni difficoltà.

La libertà di scambiarsi i ruoli come veicolo importante per comprendere il prossimo. Ma non un prossimo qualunque. Qualcuno che mai avrei pensato di diventare. Qualcuno che mai potrei capire a fondo se non avendo la possibilità di vestirmi dei suoi panni. L’unica libertà che ci si concede in questa parata è quella di cercare di capire, scambiandoci i vestiti e non solo. Perseguire il nostro bene, senza privare gli altri del loro, e aiutarci per raggiungerlo!
In fondo è risaputo: “Il segreto della felicità è la libertà”.

 

L’ESERCITO DEI SELFIE

Coop. Sociale “Apollo”

Ironizzare sulle ormai diffusa e trasversale dipendenza da smartphone che caratterizza la nostra società. Il telefono, un tempo solo strumento di comunicazione, oggi è parte integrante delle nostre vite e senza di esso non sapremmo proprio come fare.

Attraverso il nostro inseparabile smartphone e grazie agli irrinunciabili social network, siamo sempre connessi, rintracciabili e informatissimi su tutto e tutti. Assorbiti da una realtà parallela, sempre più spesso ci si ritrova in gruppo ma ognuno concentrato sul proprio smartphone a vivere vite altrui. Si posta di tutto, l’importante è esserci e sentirsi parte di una comunità virtuale. Si parla ormai di nomofobia, la sempre più diffusa paura e ansia di rimanere senza telefono, e di “smombie”, gli zombie dello smartphone, quelli così rapiti dallo schermo del cellulare che camminano senza guardare gli altri, la strada e il mondo intorno.

La tecnologia, da mero strumento nelle mani dell’uomo, è diventata la padrona delle nostre vite. E per rappresentare ciò, il gruppo porta in scena tanti galeotti dallo sguardo perso, portati al guinzaglio da uno smartphone che ne controlla pensieri, movimenti e azioni. A verificare che le catene del guinzaglio siano ben salde c’è chi sapientemente ha sfruttato tale dipendenza, creando un vero e proprio business collegato ai propri post e alla sua immagine: l’influencer Chiara Ferragni.

 

LIBERAmenteNOI!

Istituto Comprensivo “De Gasperi – Stefano da Putignano”

La scuola viene rappresentata da una grande matrioska, icona di una madre che accoglie nel suo ventre figure di ogni genere ed età, donne, uomini, ragazzi, bambini, ciascuno con la sua diversa personalità, portatore di una vasta gamma di emozioni e sentimenti, affrontando tematiche universali come la perenne lotta tra il bene e il male, tra la libertà il suo limite.

La matrioska simboleggia anche la nostra vita: in ognuna di esse sono raccolte storie, ricordi, relazioni, esperienze. Ci insegna che, come più oggetti contemporaneamente possono occupare la medesima porzione di spazio, così le persone, pur mantenendo la propria libertà di pensiero e azione, sono in grado di sviluppare la capacità di accettare i propri limiti, di accogliere la diversità dell’altro, considerandola una risorsa.

Ma la matrioska rappresenta anche le diverse personalità celate in ognuno di noi, nel nostro recente passato e in quello archetipo, che affonda le radici nella notte dei tempi. La bambola madre, intesa come la scuola, attraverso l’azione educativa nel rispetto della unicità di ciascuno e della libertà di essere se stessi, concorre a individuare il talento di ciascun alunno. Tuttavia, è bene ricordare che la libertà è strettamente interconnessa con valori morali universali che apparentemente potrebbero considerarsi un limite, ma senza i quali non ci sarebbe libertà: per poter vivere all’interno della società civile in generale, o in una comunità scolastica, è necessario che la libertà non sia sinonimo di anarchia e di caos, ma limitata dal rispetto dei diritti di ciascuno.

La famiglia e la scuola, interagendo in sintonia, stabilendo una vera alleanza educativa, hanno l’importante compito di formare teste ben fatte, menti libere, scevri da stereotipi, pregiudizi, condizionamenti, in grado di riconoscere il limite rappresentato dalle regole, fondamentali per una civile convivenza. Una sana educazione dovrebbe portare ogni alunno, gradualmente, alla piena consapevolezza di se stesso, della sua vera e più profonda autenticità, in modo che possa compiere scelte in piena libertà, nel rispetto dell’altro, senza farsi assoggettare dal conformismo o dalle mode del momento. È importante che i bambini e ragazzi sappiano utilizzare le conoscenze, le abilità e le competenze acquisite durante il percorso scolastico, con responsabilità e consapevolezza, in modo da riconoscere e rifuggire da qualsiasi forma di eventuale condizionamento o strumentalizzazione.

 

FREE GENERATION

Istituto Comprensivo “Losapio – San Filippo Neri”

Free Generation, il diritto di vivere in un mondo libero da pregiudizi.

Un gruppo mascherato ispirato ai “figli dei fiori”, per riproporre il messaggio di peace and love. Affinché i della pace, dell’amore, della fratellanza e della libertà personale si trasmettano di generazione in generazione.

 

LIBERTÀ: MERAVIGLIA A DOPPIO TAGLIO

(ma i nonni sanno bene ciò che è meglio)

Università Popolare della Terza Età

L’esperienza dei nonni e il loro gusto per la satira permette di scherzare anche su un tema molto serio, quale la libertà. Avendone assimilato, nel corso del tempo, il suo vero significato, si sentono autorizzati a evidenziarlo e trasmetterlo alle future generazioni.