La gabbia dei matti

a gabbia dei matti | Ass. "Chiaro e Tondo"

Associazione Chiaro e Tondo

La gabbia dei matti

«Gabbia de’ matti è il mondo»: così recita uno dei più celebri aforismi di Tommaso Campanella.

Ispirandosi alle stampe popolari che fin dal XVI secolo rappresentano in modo satirico e libero i vizi e le follie degli uomini, prende forma una gabbia dorata alta circa 10 metri che ruota su se stessa, affollata da figure allegoriche e rappresentazioni simboliche in movimento, evocando un’atmosfera felliniana.

Al centro della gabbia una donna si dondola vanitosamente su un’altalena, reggendo in mano uno specchio e un fiore. Attorno a lei si posizionano gli altri personaggi: una figura femminile con un serpente attorno al braccio e un corvo appoggiato, simboli dell’invidia; un uomo iroso con un coltello in mano; l’ubriaco, ritratto mentre beve direttamente dal fiasco di vino; la vergogna di una figura religiosa; un uomo con testa d’asino, pigro e ignorante; la lussuria, raffigurata da un personaggio con testa di capra, messo a testa in giù; l’artista che indossa il frac, rappresentato da uno scheletro con la clessidra in mano, immagine del memento mori (ricordati che devi morire), mentre volge lo sguardo verso la cima della gabbia. La gabbia dei matti è popolata da corvi invidiosi, dentro e fuori, veri e finti. Tutto è sovrastato da una sfera dorata con i volti dei potenti della Terra: Trump, Putin, Kim Jong-un. Uno sguardo sicuro li osserva e li ammonisce: l’artista ricorda la loro precarietà terrena.

La gabbia, infatti, è il mondo, con tutti noi rinchiusi e sorvegliati da figure potenti e discutibili che ci controllano dall’esterno. Ma chi sono i veri matti? Quelli dentro o quelli fuori? Il Mondo è per lo più una gabbia di matti. Uh piccolo mondo rotondo ispirato dalla celebre stampa di Giuseppe Maria Mitelli, 1684, l’allegoria della follia del mondo, delle sue vanità fatue e dei vizi umani. Ve n’è veramente per tutti!