I giovedì, tempi di maschere, spettacoli e danze
Se il periodo di carnevale decorre ufficialmente dal 26 dicembre, giorno delle Propaggini, la parte più chiassosa del calendario carnascialesco viene varata il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate. Anche qui, ricorre la concomitanza tra una festa cristiana ed una tappa importante dell’itinerario di una manifestazione infinita.
Una data iscritta nell’antologia più classica del repertorio putignanese, così come un antico motto dialettale annuncia ancora oggi. “Sant’ Antun, masch’r i’ ‘ssuun”, “Sant’Antonio, maschere e suoni”, una sorta di sigla iniziale del programma del carnevale dai ritmi più sfrenati.
Dal 17 gennaio al martedì grasso, l’avvicendarsi delle settimane è segnato dalla centralità dei giovedì, feste per antonomasia del carnevale. In passato, i giovedì erano la cornice naturale di mille balli in maschera nei sottani, nei cosiddetti “ios’r” del centro storico. Feste ancora avvolte dal fascino della mitologia urbana, e dal trasporto trepidante dei racconti di coloro che in quel carnevale trovavano i pochi momenti di svago di una vita densa di ristrettezze. Nello specifico, ogni giovedì ha una sua storia ed una precisa identificazione di costume, che mira a portare sulle scene, con i contorni della satira, uno strato sociale ben preciso. Quando il calendario lo consente, il primo giovedì è quello dei Monsignori, seguito in un ordine immutabile da quelli dei Preti, delle Monache, dei Vedovi, dei Pazzi (giovani non ancora sposati), delle Donne sposate, degli Uomini sposati (o, nel termine meno aulico, dei “cornuti”).